Quali animali possiedono il maggior numero di cuori? Scopri la curiosità che sorprende sempre

Quante volte, durante una cena o una visita al museo, qualcuno vi ha chiesto: “Ma è vero che certi animali hanno più di un cuore?” Io, che da anni raccolgo storie e curiosità tra castelli e mercati dell’Emilia, ci casco sempre: tiro fuori il taccuino e spiego come stanno davvero le cose. Perché sì, ci sono animali con più cuori, ma dipende da cosa intendiamo per cuore e da come lo contiamo.
Prima regola: cosa intendiamo per “cuore”
Quando si parla di più cuori, c’è da fare subito chiarezza. Un “cuore vero” è un organo muscolare che pompa il sangue in un sistema di vasi chiuso e ben definito, pilastro della nostra Circolazione sanguigna. In altri animali troviamo anche “cuori accessori”, cioè pompe separate che aiutano il flusso in tratti specifici, e poi “camere cardiache”, quando un unico cuore è diviso in sezioni come stanze di un castello.
Mi è capitato di recente, durante un laboratorio con una scuola media a Modena, che un ragazzo dicesse: “La blatta ha 13 cuori”. Ha un cuore solo, ma con tante camere. Sembra un dettaglio, ma fa tutta la differenza tra un record vero e una leggenda metropolitana.
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Qual è il mistero dell’effetto Mandela? Storie e spiegazioni che ti faranno dubitare della memoria- Chiedetevi: è un organo separato e riconoscibile o è una camera dello stesso cuore?
- Serve a spingere il sangue in tutto il corpo o solo in un tratto (per esempio verso le branchie)?
- Lavora da solo o come supporto di un cuore principale?
I veri record: gli animali con più cuori
Partiamo dai campioni indiscussi tra i vertebrati: le mixine. Questi pesci senza mascella, dall’aspetto antico, hanno quattro cuori: uno principale (sistemico) e tre accessori che danno man forte al flusso. Quattro organi distinti: è il record tra gli animali con scheletro interno. Non stupisce che gli scienziati le usino spesso per studiare le origini dell’apparato circolatorio vertebrato.
E i cefalopodi? Polpi, seppie e calamari ne hanno tre. Due cuori branchiali pompano il sangue verso le branchie, mentre il cuore sistemico lo spinge nel resto del corpo. Un dettaglio che amo raccontare ai bambini: nel polpo, quando nuota “a getto”, il cuore sistemico rallenta fino quasi a fermarsi. Ecco perché preferisce strisciare sul fondo: consuma meno e si stanca di meno.
Veniamo al lombrico, l’animale che fa impazzire i quiz da pub. Si sente dire che ha “cinque cuori”: in realtà possiede cinque paia di archi aortici che funzionano come pompe. Non sono cuori separati con camere e valvole come nei vertebrati, ma fanno un lavoro simile. Se siete pignoli (e nei castelli ho imparato che la pignoleria salva le storie), meglio dire: dieci archi aortici funzionali.
Infine, le blatte. Non hanno più cuori, ma un solo cuore allungato con numerose camere (spesso fino a 13). È una bella struttura, ma resta un organo unico. Insomma: niente record qui, solo un’architettura diversa.
Classifica utile, senza giri di parole
Se parliamo di cuori veri e separati:
– Mixine: 4
– Cefalopodi (polpi, seppie, calamari): 3
– La maggior parte degli altri animali: 1
Se includiamo pompe accessorie e strutture equivalenti:
– Lombrichi: 5 paia di archi aortici (10 “pompe” funzionali)
– Blatte: 1 cuore con molte camere (non cuori multipli)
Un caso concreto dal mio taccuino
Un lettore mi ha chiesto al mercato del pesce di Comacchio: “Caterina, ma quindi il polpo ha tre cuori veri o uno grande e due di scorta?”. Gli ho fatto vedere le branchie e ho spiegato che i due cuori branchiali spingono il sangue povero di ossigeno verso le branchie, mentre il cuore sistemico rimanda quello ossigenato in giro. La scena, davanti a una cassetta di moscardini, è stata istruttiva: il pescivendolo ha sorriso e ha aggiunto che quando il polpo viene issato, spesso cambia colore proprio perché è uno stress anche cardiaco. È andata a finire che ci siamo ritrovati a mappare i “tre cuori” con una penna sulla carta da banco. Pratico, pulito, chiaro.
Perché la natura “moltiplica” i cuori
La risposta corta: perché conviene. Specie che vivono in ambienti poveri di ossigeno o che devono gestire percorsi sanguigni lunghi e impegnativi ottimizzano le pompe. I cefalopodi separano il circuito branchiale da quello sistemico per sfruttare al meglio l’ossigenazione. Le mixine, antiche come una leggenda di corte, si portano dietro un sistema multiplo che le aiuta a cavarsela in fondali melmosi e poco ossigenati. È un esempio elegante di Evoluzione che sceglie soluzioni locali senza badare a estetica o “pulizia” dell’anatomia.
Consigli pratici per ricordare e spiegare
- Regola del 4-3-1-10: 4 per le mixine, 3 per i cefalopodi, 1 per quasi tutti, 10 per gli archi del lombrico (ma non sono cuori veri).
- Disegnate due circuiti: branchiale e sistemico. Se vedete due pompe verso le branchie e una centrale, siete davanti al “tri-cuore” dei cefalopodi.
Quando guidavo i gruppi nei castelli, usavo una metafora: il cuore sistemico è il signore del maniero, i cuori branchiali sono i due scudieri che aprono il ponte levatoio. Funziona sempre, soprattutto con le scuole.
Errori tipici da evitare
– Confondere cuori con camere: la blatta non ha 13 cuori, ma un cuore a 13 camere.
– Dimenticare le pompe accessorie: nel conteggio “duro e puro” contano i cuori distinti; gli archi aortici del lombrico non sono cuori nel senso classico.
– Generalizzare: non tutti i molluschi hanno tre cuori; parliamo di cefalopodi. Le lumache, per esempio, hanno un cuore solo con due camere.
– Ignorare il contesto: i record hanno senso solo se si chiarisce il tipo di circolazione e l’habitat. Un polpo in mare aperto e una mixine nel fango non “usano” i loro cuori nello stesso modo.
La domanda da fare quando leggete un “record”
Ogni volta che trovate un titolo acchiappaclick sui cuori multipli, chiedetevi: parla di organi separati, di camere, o di pompe accessorie? In 30 secondi si evita di cadere nel tranello. Io, per abitudine da cronista, parto sempre da lì: definizioni chiare e un esempio concreto. Il resto viene da sé.
In sintesi, per vincere la prossima discussione
Se volete chiuderla con eleganza: tra i vertebrati le mixine hanno il record con quattro cuori distinti; tra gli invertebrati celebri, i cefalopodi ne hanno tre ben funzionanti; i lombrichi hanno dieci archi aortici che pompano, ma non sono cuori come i nostri; le blatte hanno un solo cuore con molte camere. Poche righe, niente equivoci, e via a raccontare altre storie curiose, come quelle che ancora oggi scopro negli archivi dei castelli emiliani.
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