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Curiosità Strane

Perché alcune persone non sentono mai il freddo? la risposta nasconde un errore comune

📅 23 Agosto 2026✍️ di Marina Falsetti⏱️ 5 min di lettura

Ci sono persone che escono di casa in maglioncino quando il resto del quartiere scompare sotto sciarpe e piumini. Le ho incontrate spesso dietro le quinte: il palcoscenico gelava, i fari ancora spenti, e loro ridevano sorseggiando caffè bollente come se fossero in agosto. Ma davvero esistono esseri umani immuni al brivido, o c’è un equivoco in scena?

Perché alcune persone sembrano non sentire mai il freddo?

Perché non è solo questione di essere ‘di sangue caldo’: entrano in gioco Termoregolazione, metabolismo, abitudini e testa. L’errore comune è pensare che basti avere più ‘imbottitura’ per stare al caldo. In realtà, isolamento e produzione di calore sono cose diverse e non sempre vanno a braccetto.

La nostra temperatura interna viene difesa da un sistema raffinato che restringe i vasi sanguigni periferici, aumenta i brividi quando serve e distribuisce il flusso sanguigno come un direttore d’orchestra. Alcune persone hanno un set-point più ‘rigido’ o risposte vascolari più efficienti: disperdono meno calore e percepiscono meno disagio. A questo si sommano abitudini (vivere all’aperto, muoversi spesso), genetica e un pizzico di psicologia: se ti aspetti freddo, spesso lo senti di più; se sei impegnato, magari sul palco con il sipario che sale, te ne accorgi di meno.

È vero che chi ha più grasso corporeo soffre meno il freddo?

In parte sì, ma non automaticamente. Il grasso sottocutaneo isola, ma non produce calore; il grasso bruno, invece, consuma energia per scaldarci. Ridurre tutto a “più grasso uguale più caldo” è l’errore classico che ci fa cadere dal palchetto della fisiologia.

Conta il tipo e la distribuzione del grasso. Uno strato sottocutaneo può rallentare la dispersione termica, ma se i vasi si dilatano, il vento è forte e sei fermo da tempo, perderai comunque calore. Al contrario, persone con poca massa grassa ma molta massa muscolare possono cavarsela meglio grazie alla produzione di calore durante il movimento e a una vasocostrizione periferica più pronta. Insomma: il costume imbottito non sostituisce la stufa che resta accesa nel retropalco.

Quanto contano metabolismo e muscoli nel resistere al gelo?

Moltissimo. I muscoli sono stufe portatili: quando ti muovi o tremi, produci calore. Un metabolismo vivace e una buona massa magra aiutano a mantenere la temperatura e a percepire meno il freddo.

Il corpo può alzare i consumi per scaldarsi: dai brividi involontari alla cosiddetta termogenesi senza brivido. Anche le piccole attività continue (camminare, salire scale, gesticolare come un capocomico) aumentano il calore prodotto. La sintesi è semplice: più muscoli e più movimento significano un foyer più caldo, anche quando fuori imperversa la tramontana.

La testa è psicologica: la percezione del freddo dipende dal cervello?

Sì, in parte. I recettori cutanei inviano segnali, ma il cervello decide quanta importanza dare alla sensazione. Attenzione, emozioni e aspettative possono amplificare o attenuare il brivido, complice anche l’Effetto placebo.

Se sei distratto o motivato (magari stai per entrare in scena), potresti ‘sentire’ meno il freddo. Al contrario, se anticipi disagio, ogni spiffero diventa un uragano. Questo non significa che il freddo sia “tutto nella testa”: la fisiologia c’è e si fa sentire, ma la mente modula il volume, come un tecnico luci che abbassa o alza i fari in platea. Ecco perché due persone nello stesso luogo raccontano storie termiche diverse.

L’abitudine al freddo si allena davvero?

Sì, e più di quanto immagini. L’esposizione graduale e costante può migliorare la tolleranza: la vasocostrizione diventa più efficiente, i brividi si riducono e la percezione si fa meno pungente. In altre parole, il corpo impara la parte e sbaglia meno battute.

Parliamo di acclimatazione, non di gesti estremi. Camminate all’aperto anche quando tira vento, docce tiepide che scendono un po’ di grado alla volta, soste brevi all’aria fredda durante l’allenamento. La chiave è la progressività, il rispetto dei segnali del corpo e la sicurezza: niente eroismi in solitaria, niente esposizioni prolungate bagnati o sudati, e abbigliamento pronto per rientrare al caldo quando serve.

Cosa c’entrano ormoni e circolazione (tiroide, anemia, Raynaud)?

Molto. Ipotiroidismo e anemia aumentano la sensibilità al freddo, così come il fenomeno di Raynaud che restringe eccessivamente i vasi nelle dita. Se il freddo è insolito, doloroso o limita la vita quotidiana, è bene parlarne con il medico.

Gli ormoni della tiroide agiscono come un direttore musicale del metabolismo: se la loro voce si abbassa, anche la termogenesi rallenta. Una carenza di ferro riduce il trasporto di ossigeno e fa “cantare” meno bene i nostri muscoli-stufa. Infine, alcune terapie e condizioni (bassa pressione, sottopeso marcato) possono farvi sentire freddo anche in platea riscaldata.

Conta anche l’abbigliamento o basta ‘fare i duri’?

Conta eccome. Gli strati giusti, asciutti e traspiranti valgono più di una giacca pesantissima. Il trucco è intrappolare aria calda e gestire l’umidità, come un costume ben foderato che non fa sudare sotto i riflettori.

Base layer tecnico o lana merino a contatto pelle per allontanare il sudore; strato intermedio che crea volume d’aria; strato esterno che blocca vento e pioggia. Mani, piedi e testa sono loggionisti capricciosi: se li trascuri, ti fischiano. Evita il cotone a pelle (si inzuppa e raffredda), regola le zip prima di sudare e ricordati che il vento ruba calore più della temperatura da sola. ‘Fare i duri’ dura poco; ‘vestire furbo’ regge fino al terzo atto.

Hai solo un minuto? Le domande rapide più comuni

  • Il freddo fa ammalare? No: ammalano i virus; il freddo può favorire contagio e irritare le vie aeree.
  • Bere alcol scalda davvero? Solo in apparenza: dilata i vasi, senti caldo ma perdi calore più in fretta.
  • Meglio un cappotto pesante o più strati leggeri? Più strati: isolano meglio e gestiscono l’umidità.
  • La doccia fredda aiuta ad abituarsi? Sì, se introdotta gradualmente e senza estremi o brividi prolungati.
  • I bambini sentono più freddo? Spesso sì: hanno più superficie rispetto alla massa e disperdono calore più rapidamente.
  • È utile il respiro “caldo” in sciarpa? Un po’: l’aria inspirata è meno fredda e irrita meno, ma non sostituisce gli strati.

Marina Falsetti

Marina ha lavorato per anni dietro le quinte di piccoli teatri, raccogliendo storie di attori, registi e spettatori eccentrici. Nei suoi articoli porta la magia e i retroscena divertenti dell’entertainment locale, con una dose di nostalgia e molta ironia.